acidiviola >> it's only rock'n'roll, but i like it! blog-zine di musica interessante a.n.p. > by teardrop_ & ^SaPpY^

ultimi articoli:
in breve: feu thérèse + hangedup
recensioni: yeah yeah yeahs- it's blitz
recensioni: atrox - orgasm
in breve: maybeshewill + ponytail

_____________________________________________

tag: recensioni live interviste emergenti
le lyrics fai sentire la tua voce
in breve

per genere: noise dance-punk post-rock

_____________________________________________

ti interessa la scena alternative italiana?
guarda cosa ascoltano
duebambini giorno per giorno.

_chi siamo_________________________________
le canzoni sono la nostra voce. le note il nostro respiro. gli strumenti le nostre armi. la musica è la nostra rivoluzione.

_cosa cerchiamo_________________________
chiunque abbia un lavoro, solista o in gruppo,
per recensioni e interviste.
gruppi/artisti nostri amici sono:
Ame

Eildentroeilfuorieilbox84

Ceanne Mckee
Viola Zann
Enima
Male di Grace
Lip Colour Revolution

_musica della settimana_______________

_commenti recenti______________________
utente anonimo in yeah yeah yeahs - it...
Melina2811 in atrox - orgasm
duebambini in lip colour revolutio...

_grazie a__________________________________
hosting: Splinder
template: Pannasmontata
info musicali: Allmusic, Last.fm, Rym
info generali: Google

_disclaimer________________________________
Acidi/Viola non è collegato in nessun
modo ai link postati e non è assolutamente
una testata giornalistica, in quanto
non viene aggiornato periodicamente.

___________________________________

"Basta musica! voglio leggere altro.."
passa a
Scatola per bolle di sapone.

parole e musica di duebambini.
registrato domenica, 05 luglio 2009 alle ore 21:43.

Gatto Ciliegia contro il grande freddo oltre ad avere il nome che sembra uscito da una favola dei Grimm, ha - a parer mio - tutto il diritto di reclamare il titolo di miglior gruppo post-rock italiano. Se poi si prende in esame un album come disconoir, che è una mescolanza di atmosfere sia post-rock che noir, di spy-stories e di musiche da ascensore americano, il titolo di miglior gruppo può sconfinare anche in altri generi. Il nome del gruppo è più che significativo: contro il grande freddo. Il grande freddo dei gruppi tipici del post-rock, fossilizzati ancora su arpeggi di chitarre pulite per minuti e minuti. L'intro "quando eravamo re" segue questo stile, ma è - appunto - un intro. Già da "niente baci alla francese", seconda traccia, senti il retrogusto cinematografico, da colonna sonora di un poliziesco qualsiasi. L'atmosfera è facilmente creata e, allo stesso tempo, stravolta. "doctor killdare" è ancora da film, ma uno di quei thriller che ti lasciano senza fiato, così com'è pronta a fare la musica con chitarre semi-distorte e la poesia strumentale che senti salire, sempre più tesa. "stella che non dimentica" - la prima stella dell'album - segna l'ingresso del primo ospite nell'album. Moltheni collabora e dona la voce al primo pezzo non strumentale dell'album: un brano più lento rispetto ai precedenti, con suoni diluiti che ben si distendono sotto la voce. Il pezzo però non si trattiene ed esplode a metà, dopo due minuti infatti il ritmo cresce sempre più, e Moltheni dimostra di saper adattarsi anche alle melodie un pò più movimentate. Altri due passaggi cinematografici: "noir n.5" e "song songun". Due tracce che guidano in maniera strumentale alla seconda stella. "stella che non ricorda niente" è il secondo duetto dell'album, quello con i Velvet. Qui si parte veloci, per creare l'atmosfera giusta, che bene si adatta al testo, tipicamente velvet, ma che il gruppo sa trasformare in qualcosa di più interessante. Da qui in poi, con "confessioni di un cuoco criminale" (ottimo titolo per un thriller), "alla fine dei conti", "tempo dopo" (traccia che vede le sperimentazioni di Nuccini) e "come una milonga", si passa per molteplici atmosfere disegnate usando gli strumenti in tutti  i modi che il gruppo conosce: con lunghi arpeggi, con distorsioni ed esplosioni di batteria. L'outro (la già citata "come una milonga") è forse l'unico brano nel puro stile post-rock, che si presenta come una sorta di finale allungato, una pillola amara - come può essere la fine di un disco piacevole - che va ingoiata lentamente.

gatto ciliegia contro il grande freddo su myspace
commenti
tag: recensioni, italiani, post-rock

parole e musica di duebambini.
registrato sabato, 04 luglio 2009 alle ore 19:48.

Ti avvii verso lo stereo per mettere sù Angles, primo album degli Hot Gossip e una raffica di schitarrate ti investe in pieno petto. Ed è solo "intro". Solo un avviso: "preparati, perchè il bello deve ancora arrivare". E di bello ce n'è tanto. Dopo meno di un minuto arriva "five", fa il suo ingresso il suono distorto del basso colorato minimamente solo da un suono 8 bit. All'arrivo della chitarra, con il suo riff tipicamente garage il ritmo comincia già a prenderti. Ti muovi, ti viene voglia di saltare e lo fai, quando il pezzo esplode sul ritornello. "do it" è un'altra scarica di puro e divertente rock'n'roll cantato in stile perfettamente british. Appena cinque minuti, e sei già al quarto brano: "real mess". Qui si comincia a sentire il caratteristico sound degli Hot Gossip, chitarra e basso che camminano a braccetto mentre la canzone arriva ad un ritornello che può essere considerato pop, senza però scadere nel banale. Ti viene voglia di organizzare una festa all'istante, quando il simpatico giro di basso di "mother says" non ha ancora introdotto un altro brano che non può essere ricordato se non come puro divertimento. Se volete organizzare una festa, "john rowland" - personaggio della serie tv desperate housewives - sarà felice di partecipare. Il brano è simpatico quanto divertente e con l'aggiunta di una tastierina horror che ci sta divinamente. Un pizzico di novità all'interno dell'album viene portata da "(things happen) on a tuesday" che ricorda i Mclusky da molto, molto vicino. "same old" è l'ennesimo pezzo in stile british, che alterna chitarre distorte e chitarre pulite in continuazione, ed inserisce - prima che tutto degeneri in una raffica di suoni new-wave - anche un coro in stile Queens of the stone age. Altro giro, altra festa "before tonight" è un veloce pezzo punk che ci porta a "la mort", altro brano che pur avendo il solito retrogusto british presenta un sapore nuovo. "no party" (oh, finalmente ce l'hanno messa la parola party in una canzone...) è un punk che accresce la potenza che l'album aveva illustrato finora. In "stab city" è il batterista a dare il meglio di sè, martella e martella fino alla fine del brano. Per finire, "haarp". L'outro che è il brano altro: altro nel senso che stravolge totalmente i venti e passa minuti passati. Altro nel senso che... insomma la sentite la voce effettata? la batteria che sembra quasi elettronica? la chitarra ripetitiva e pseudo-campionata? Non vi preoccupate, scherzano. Alla fine ritornano con una sorta di outro in pieno stile Angles.

hot gossip su myspace
commenti
tag: recensioni, italiani, garage punk

parole e musica di duebambini.
registrato sabato, 04 luglio 2009 alle ore 15:32.

La domanda che ti salta immediatamente in mente è: "c'è davvero tutto questo bisogno di parlare d'attualità?". La risposta migliore dovrebbe essere: no. Ma non è così. Tempi bui si basa quasi esclusivamente su questo.
Intendiamoci, può essere anche piacevole sentire i Ministri che criticano il colorito di Briatore ("la faccia di briatore") o che si schierano contro la costruzione di una base a Vicenza ("Vicenza (la voglio anch'io una base a)"). Il punto è che il risultato è tutt'altro che utile allo scopo che il gruppo si è prefissato: tenendo presente il pensiero del "non importa che se ne parli bene o male, l'importante è che se ne parli" le critiche mosse dai Ministri risultano più un piacere che un attacco (o protesta, fate voi).
Ma comunque, dovendo parlare dell'album, la ricetta è la solita, un garage rock (tendente molto ma mooooolto al punk rock divertente e scontato, e alle ballate ancora peggio) con testi in italiano (che diventa sempre più difficile scrivere). Come ho già scritto, i testi parlano (e straparlano) di attualità, di tetti - di chi non ha un tetto - distrutti ("diritto al tetto"), di lavoro interinale ("ballata del lavoro interinale") e di tante altre cose. Interessante può essere reputata, tra le altre poche cose, la presenza del disturbo popolare alla fine di ogni canzone, che appare stornellante e pronto a scomparire all'inizio della canzone successiva. Degne di nota sono "il futuro è una trappola" (un pezzo con l'andamento stranamente raggae in stile otto ohm, che raramente e giustamente lascia spazio a distorsioni non così pesanti); "il bel canto" (che è un pezzo assolutamente pop, così tanto da poter essere una canzone di protesta ottima per il palco di sanremo) e "la casa brucia" (un brano atipicamente electro-punk con un testo-quasi-filastrocca). Percorrendo la scala del gradimento, rispetto al primo album (i soldi sono finiti), tempi bui si trova tre o quattro gradini più giù.
commenti
tag: recensioni, italiani, garage rock

parole e musica di duebambini.
registrato domenica, 28 giugno 2009 alle ore 22:34.

feu thérèse - feu thérèse (2006)
Primo album di questa ensemble canadese, a metà tra post-rock e avanguardia rumoristica (molto più di un semplice noise). Cinque - apparenti - tracce che in realtà sono di più. Si apre con "ferrari en feu" una moderna "scooter + jinx" dei Sonic Youth che dopo più di tre minuti diventa un brano dal sapore puramente orecchiabile (leggi "avant-pop"). Obiettivo di questo piccolo - ma ricco - album è stimolare l'ascoltatore e abituarlo al noise. Il suono che si può identificare in questo lavoro è fatto di pura sperimentazione, e su questa va avanti, anche per 7, 8 minuti (come in "tu n'avais qu'une oreille") oppure come nei dodici minuti di "ce n'est pas le jardins du luxembourg", che invece si tengono meno sul rumore e più sul minimalismo sonoro, crescendo pacatamente tra uccelli e gabbiani mentre una cassa, col suo suono martellante, ci tiene per mano e ci accompagna verso la conclusione dell'album.

hangedup - hangedup
(2001)
Il rumoroso esordio del duo canadese, sembra inizialmente calmo, ma poi si sviluppa in puro stile post-rock: man mano che la miccia si consuma, fa il suo graduale ingresso l'esplosione. Duo, à la White stripes o Hella, ma che con questi non ha nulla da spartire, dalla formazione inusuale: batteria e viola, strumento che qui scopriamo particolarmente adatto alle sperimentazioni noise. Momenti da ricordare sono in tutto l'album, anche se in alcuni pezzi (come "winternational") questi sono messi più in evidenza. All'ascolto salta subito all'orecchio la grande creatività del batterista che - distruggendo/stravolgendo il normale set di percussioni - scopre e mostra nuovi orizzonti sonori, basati sul mettere in risalto strumenti non comuni (come in "propane tank" - brano incentrato totalmente su una serie di suoni metallici). Fanno passare il tempo ispirandosi a gruppi come New order (come in "new blue monday") e Can (le batterie ricordano molto, correggetemi se sbaglio). L'album è una buona prova, buona per dimostrare che qualcosa di buono si può ancora fare e - soprattutto - che non tutto è stato già fatto.

feu thérèse last.fm
hangedup myspace
commenti
tag: noise, in breve, post-rock

parole e musica di duebambini.
registrato lunedì, 22 giugno 2009 alle ore 22:01.

Il blitz degli Yeah Yeah Yeahs è alle nostre orecchie. Ci aspettavamo un altro lavoro basato su potenti quanto minimali movimenti/movimentati di chitarra, un pizzico di elettronica e l'ecletticità di Karen O? Beh, lasciate ogni speranza. "It's Blitz" rappresenta il completamento del percorso che il gruppo aveva intrapreso con "Show Your Bones": non più il garage punk dei primi lavori ma un nuovo sound, tutto un nuovo sound. Gli YYYs degli esordi sono stati una vera e propria rivoluzione per una determinata scena musicale, quella poi divenuta famosa come "garage punk revival". Come a dire "noi abbiamo fatto il nostro, lasciamo la nostra eredità a quelli che verranno e cambiamo totalmente genere". Cambiare genere per creare e plasmare ancora nuovi suoni. Nuovi suoni vicinissimi alla musica elettronica di oggi, quella che si ascolta nei dancefloor, diciamo, un pò più alternativi: scelta neanche tanto sbagliata, che mira a conquistare anche i technofili più convinti. Anche se è un pò un dispiacere, ammetterlo.
Certo, non siamo ai tempi di "Fever To Tell", album che avrei ascoltato anche dieci volte di fila apprezzando sempre ogni singolo secondo. Ma l'ascolto resta comunque piacevole. Se lo prendi come il primo album di un gruppo appena uscito lo è. Se pensi a quello che sono stati in passato - secondo me - il risultato finale cala un pò qualitativamente. L'album dura poco meno di un'ora e comprende la rielaborazione acustica (in stile Unitard, progetto di Karen O e Nick Zinner) di alcuni pezzi compresi in questo cd. Traccia migliore è sicuramente "Dull life" che anche se non allontana il sound da quello complessivo dell'album, almeno ha un riff potente che trascina e dona più forza ad un album non proprio stupendo. "Zero" è un singolo, e come tale, suona banalissimamente commerciale. "Heads will roll" anche è un singolo, ma riesce, almeno per poco, a non essere banale: riesce a far rollare la tua testa a tempo. Non c'è più il garage punk degli esordi, ma c'è un residuo di dance-punk. "Soft shock" ha una vera identità pop, che gli yeahs non abbandonano mai, non accennando nemmeno minimamente a farlo. Nemmeno in "Skeletons", che ha lo stesso gusto, allungato solo da suoni psichedelici e diluiti. Prendendo in parte spunto da "Dull life" la traccia successiva, "Shame and fortune", continua su quel ritmo anche se rallentato e alleggerito. "Runaway" ha un intro voce e pianoforte che ti fa storcere il naso, ti fa pensare "Che cazzo fa Karen O? canta su un pianoforte?". Si, lo fa. E il risultato non è male: fa immaginare Karen, sola, su di un palco, in cui piano piano si costruisce una scenografia da teatro, che raffigura un bosco incantato, che stringe tutt'intorno la cantante. Un altro brano, quindi, che concorre a poter essere considerato "quello che suona meglio" (non il migliore, fate attenzione). "Dragon queen" da dove proviene? dalla disco anni 90 e dalla new wave degli anni 80. Da nomi come Blondie, Amanda Lear (si, lei) e altre del genere. Nel pop dei brani citati sopra rientra pure "Hysteric", niente di nuovo. Così come "Little Shadow". I quattro brani che suonano pop, sono i quattro brani che vengono riarrangiati in acustico: scelta non tanto azzeccata. Sarebbe stato meglio riarrangiare i pezzi più veloci in chiave acustica/lenta, o se non meglio almeno interessante. Saltando a piè pari le quattro tracce acustiche, ci troviamo ad ascoltare "Faces". L'ennesimo pezzo dance, che poteva essere anche risparmiato o sacrificato per un brano in stile "Dull life". Per finire, It's Blitz non è un capolavoro, ma nemmeno un album da buttare.
commenti (1)
tag: recensioni, dance-punk